Quella violenza psicologica invisibile...
LA DENUNCIA DI EVA SANTANGELO, COORDINATRICE NAZIONALE DELLE DONNE FNP CISL
«La violenza psicologica è causa di sofferenza al pari di quella fisica e rappresenta la forma più sottile e perfida, invisibile, che non lascia lividi sul corpo ma disintegra e annienta lentamente la vittima, facendole perdere la capacità di valutare criticamente e consapevolmente la sua condizione, minandone l’integrità psichica e fisica». È quanto spiega, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Eva Santangelo, Coordinatrice Nazionale delle Donne Fnp Cisl. Negli anni, il Coordinamento Donne ha favorito e valorizzato la dirigenza femminile, coinvolgendo nella programmazione delle attività di contrasto alla violenza donne provenienti da diverse realtà sociali e professionali.
«Moltissime sono le donne che subiscono maltrattamenti nel corso della loro vita – denuncia Santangelo - attraverso minacce personali o alle persone care, ricatti emotivi, isolamento, violazione della privacy, gelosia patologica: tutti gesti e parole che hanno lo scopo di svalutare, denigrare, umiliare e disprezzare. La violenza psicologica agisce talmente in profondità che i sintomi, quali attacchi di panico, depressione, ansia, vengono sottovalutati o annoverati alle cause più disparate. I profondi vissuti di disagio, perdita di vitalità, costante paura e terrore portano le vittime ad isolarsi mettendo da parte le proprie emozioni, cercando di sopravvivere. Le parole offensive, la derisione, il ricatto, la privazione della libertà uccidono psicologicamente, e il messaggio che viene veicolato alla vittima è che essa è un oggetto privo di valore. Questo fenomeno si chiama “gaslighting”: la forma più subdola di violenza psicologica, responsabile di una profonda sofferenza che si struttura nel tempo, minando la personalità della vittima e la sua fiducia in se stessa nel grado di contatto con la realtà, fino a sentirsi una persona confusa e sbagliata. Per venirne fuori le vittime devono riconoscere di vivere una situazione di violenza, individuando quei segnali che stabiliscono cosa sia lecito accettare in una relazione e cosa invece sconfina in dinamiche non tollerabili, devianti e disfunzionali. Le donne devono capire che non si è mai responsabili dei soprusi subiti, superare la paura e l’imbarazzo di essere giudicate e trovare il coraggio di rivolgersi alle autorità e ai centri antiviolenza. Anche la politica deve lavorare per contrastare la violenza con percorsi educativi e formativi nelle scuole, prevenendo così il diffondersi di culture sessiste e violente. Necessarie la formazione di figure di sostegno, una rete sociale di supporto e solidarietà, e campagne di educazione e sensibilità che incoraggino le denunce, le azioni giudiziarie e l’applicazione delle leggi, e offrano un rifugio sicuro, lontano da un ambiente violento, e una protezione economica per iniziare un percorso di ricostruzione della propria identità».