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“Direagire” L’avvocatura in campo contro la violenza

MONICA MUSSO

“Direagire” è la campagna di sensibilizzazione del Consiglio nazionale forense e della rete D. i. Re, Donne in rete contro la violenza, per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che ricorre il 25 novembre. Il focus della campagna è sulla prevenzione della violenza che, soprattutto nel caso di quella domestica, è spesso difficile da riconoscere. La campagna è partita ieri con un primo intervento sui canali social del Dubbio, che ha visto la partecipazione delle avvocate civiliste Rosa Masi, membro della Commissione integrata sulle pari opportunità del Cnf, e Ethel Carri, membro del gruppo avvocate e del Consiglio delle garanti di D. i. Re.

«Dal 2018 c’è stato un aumento dei casi di violenza - ha evidenziato Carri -. E nei tribunali civili e minorili spesso la violenza non viene considerata rilevante nella determinazione dei rapporti genitoriali, malgrado le produzioni documentali, in contrasto con la Convenzione di Istanbul, che è legge nel nostro Paese dal 2014.

Ci ritroviamo, dunque, di fronte al mancato riconoscimento della violenza nei tribunali civili e minorili, all’inadeguatezza della risposta giudiziaria e anche alla non conoscenza e incapacità di riconoscere la violenza nelle situazioni che vengono portate all’attenzione del magistrato». Il raggiungimento della parità di genere e del rispetto delle diversità, ha affermato Masi, sono «una responsabilità di tutta la società e richiedono il contributo attivo di donne e uomini. Le istituzioni devono impegnarsi a sviluppare campagne di educazione e sensibilizzazione rivolte agli uomini e alle giovani generazioni». E in questo, anche l'avvocatura è in prima linea, «nel rispetto del ruolo sociale degli avvocati e degli avvocati.

Le nuove generazioni devono essere educate affinché diventino agenti del cambiamento, perché non vi può essere dubbio che questo è un problema culturale». Il ruolo della scuola è quindi fondamentale per «interrompere il passaggio intergenerazionale di stereotipi, pregiudizi, divisione di ruoli, canoni estetici e modelli di relazione». E lo stesso vale per le Università. «È da lì - ha spiegato Carri - che usciranno le persone che poi svolgeranno il ruolo di operatori nel sistema giudiziario che coinvolge le donne. È necessario che si implementi la formazione di magistrate e magistrati, avvocate e avvocati e psicologi».

Altro tema il ruolo dei media: «Troppo spesso ha evidenziato Masi - abbiamo assistito a una necessità impellente di accompagnare la notizia del reato commesso da informazioni che in qualche modo tendono a giustificare o comprendere il gesto dell'autore del reato.

Queste scorciatoie mentali non ci scivolano addosso - ha concluso -, allora una corretta informazione passa da un corretto uso del linguaggio, perché la parola è il fondamento della cultura, è pensiero, visione del mondo, le parole contribuiscono a costruire e rafforzare le categorie sociali» .

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